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Gen

Correre: Come si Inizia ? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marco Boffo   

 

Dipende dallo stato fisico di partenza.

I neofiti del running possono presentare delle situazioni di partenza completamente differenti. L’età e il soprappeso sono i due fattori che influiscono maggiormente e che possono rendere particolarmente delicato l’approccio iniziale. Non solo età avanzata e soprappeso ma anche l’inattività di anni, o il non aver mai fatto la minima attività fisica, possono rendere meno semplice l’avvicinamento alla corsa.

E’ avvantaggiato chi proviene da altre esperienze motorie che hanno, in qualche modo, allenato l’organismo ad abituarsi meglio a quelli che saranno gli aggiustamenti ed adattamenti causati dalla corsa.

 

Il principio base per tutti quelli che iniziano è quello del fare poca fatica.

Ad una prima analisi, sembrerebbe un controsenso consigliare a chi si appresta a questa attività fisica di “non fare fatica”. La paura della fatica, e la sua percezione, è una delle principali cause che portano a lasciare la corsa. La mente umana, così come l’organismo umano è nato per fare poca fatica, per seguire il principio dell’economicità.

L’uomo è in genere un animale pigro e fa le cose che più gli piacciono. Per la gran parte delle persone “normali” la fatica è uno spauracchio che va aggirato. Per questo motivo consiglio di iniziare a correre cercando di fare la minor fatica possibile. Diversamente, il rischio è quello di un abbandono precoce.

 

Ma come è possibile correre senza far fatica???

 

Fondamentalmente andando piano, addirittura pianissimo.

Le pulsazioni cardiache non devono alzarsi più di tanto, l’impegno muscolare e respiratorio devono essere limitati, non ci deve essere assolutamente un incremento eccessivo della produzione di lattato che creerebbe acidità a livello di fibre muscolari e porterebbe allo stop automatico.

Limitando l’innalzamento della frequenza cardiaca, la fatica muscolare e respiratoria, e la produzione di acido lattico, si dovrebbe riuscire ad ottenere un livello di fatica “affrontabile” anche per la pigra mente umana. Mente che, non troppo sollecitata dallo sforzo fisico, permette quindi la continuazione dell’attività.

Raggiunto l’equilibrio tra “fatica fatta” e “fatica sostenuta”, si avranno i primi immediati benefici dati dalla corsa. Primo fra tutti la liberazione di alcuni ormoni nel sangue tra i quali le endorfine. Endorfine che hanno il merito di provocare uno stato di benessere psicofisico, sia durante l’attività che immediatamente dopo, un po’ come fa la nicotina in chi fuma.

 

A volte correre andando piano non è sufficiente, risulta comunque eccessivamente faticoso. Bisogna quindi attuare delle strategie per fare ancora meno fatica. Quella di più semplice effettuazione è l’alternanza di tratti di corsa con tratti al “passo”.

Durante il tratto di “passo”, la frequenza cardiaca si abbassa, l’impegno muscolare e respiratorio si riduce e si smaltisce buona parte del lattato (acido lattico) formatesi.

Anche da un punto di vista psicologico è più semplice effettuare questo tipo di allenamento perché l’obiettivo si sposta a più breve termine: non più alla fine del periodo programmato per l’uscita (30’, 40’….1 ora) ma alla fine del tratto (o periodo) di corsa prima del tratto di recupero (al passo) che procede un nuovo tratto di corsa.

La mente si impegna ad affrontare la fatica per un periodo più corto e questo risulta più semplice.